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Caccia e fauna selvatica

Danni da lupo, ok dell’Ue al regime di aiuti della Toscana 

26/10/2017 

La Commissione europea ha approvato il regime di aiuti previsto dalla regione Toscana a beneficio delle aziende zootecniche per i danni da predazione provocati dal lupo (Canis lupus L.), ritenendolo compatibile con il trattato sul funzionamento dell'Unione europea. Il regime dovrebbe avere, secondo la Commissione, anche  un impatto ambientale positivo poiché favorirebbe una maggiore accettazione della presenza del lupo tra la popolazione delle zone rurali.

Il lupo figura tra le specie animali di interesse comunitario che richiedono una protezione rigorosa. La Commissione ha preso atto che in base alle informazioni fornite dalle autorità italiane, nonostante l'attuazione di misure di protezione, gli attacchi di lupi si sono intensificati sul territorio regionale, con danni che nel 2015 e nel 2016 sono ammontati rispettivamente a 531 000 euro e 860 000 euro.

I beneficiari sono le piccole e medie imprese agricole con allevamento zootecnico ovino, caprino, bovino, bufalino, suino, equino e asinino a condizione che abbiano adottato misure preventive dei danni che poi non si sono rivelate efficaci. .

Il regime notificato è volto a indennizzare le aziende zootecniche per i danni diretti e indiretti provocati da attacchi di lupi che  sono calcolati individualmente per ciascun beneficiario. Entro 24 ore dall'evento ovvero dalla scoperta degli effetti dello stesso, gli allevatori segnalano l'evento predatorio al veterinario dell'Asl, che certifica il danno subito e attesta il nesso di causalità tra il danno e il comportamento dell'animale protetto.

I beneficiari sono ammissibili all'aiuto soltanto se hanno messo in atto almeno una delle misure di prevenzione stabilite dalle autorità italiane: recinzioni di sicurezza e/o cani da guardiania. A tal fine, entro 24 ore dalla certificazione veterinaria gli allevatori comunicano agli Uffici Territoriali dell'Agricoltura l'evento dannoso, allegando documentazione fotografica delle misure preventive attuate. Gli uffici locali competenti effettuano quindi sopralluoghi presso l'azienda.

Le domande di aiuto devono essere presentate, entro il 31 marzo dell'anno successivo all'anno in cui si è verificato l'evento predatorio, agli Uffici Territoriali dell'Agricoltura della Regione, che ne valutano l'ammissibilità, quantificano il danno e stilano una graduatoria delle domande ammissibili. La graduatoria è quindi trasmessa al settore Gestione Faunistico venatoria, che l'approva. Gli uffici territoriali concedono il contributo, che viene quindi liquidato alle aziende interessate dall'Artea (Azienda regionale toscana per le erogazioni in agricoltura).

I costi ammissibili a beneficiare del regime di aiuto sono i danni per animali uccisi, direttamente o morti a seguito delle ferite inferte dal lupo. Tali costi diretti sono risarciti fino a un massimo del 100%. L'indennizzo è calcolato in base al valore di mercato dell'animale. Il valore medio di mercato degli animali registrati nella Banca dati nazionale dell'anagrafe zootecnica (Bdn) si basa sulle tabelle dell'Istituto nazionale di economia agraria (INEA), che vengono rivedute ogni tre anni, mentre per gli animali non registrati nella BDN il valore di mercato viene calcolato per analogia. Sono anche coperti i costi veterinari segnalati relativi al trattamento di animali feriti. Questi costi indiretti sono risarciti fino a un massimo dell'80% e non possono superare il valore di mercato dell'animale ferito.

La concessione dell’aiuto è subordinata all’accertamento da parte dell’Amministrazione competente del  nesso di causalità diretta tra il danno subito e il comportamento dell'animale protetto. Gli aiuti devono essere pagati direttamente all'azienda interessata.  L'aiuto riguarda il 100% dei costi diretti ammissibili mentre la compensazione per i costi indiretti sia proporzionata ai costi diretti e limita l'aiuto all'80% dei costi indiretti ammissibili.

Coldiretti accoglie con estremo favore la decisione della Commissione Ue e sarebbe importante che le altre Regioni, interessate dal problema della convivenza tra lupo e attività di allevamento,  seguissero l’esempio della Toscana.  Ora sarebbe opportuno che venisse sciolto anche il nodo del Piano Nazionale per la conservazione del lupo dove sono inserite una serie di misure atte a gestire il problema della convivenza tra la presenza della specie e la zootecnia.

Occorre salvare le mandrie con i vitelli ed i greggi di pecore che stanno subendo una vera e propria strage nell’indifferenza generale, provocando lo spopolamento delle montagne dove hanno chiuso almeno 1/3 delle aziende agricole negli ultimi 10 anni. Il Piano, infatti, è ancora bloccato pur avendo ricevuto la validazione di ben 70 scienziati e il via libero tecnico all’unanimità della Conferenza Stato Regioni, per le ben note polemiche sulla misura adottata in extrema ratio dell’abbattimento del lupo in specifiche circostanze e previa autorizzazione dell’Ispra.

E’ necessario, pertanto, da parte delle Regioni, un segnale di ulteriore responsabilità nella difesa degli allevamenti e dei pastori e allevatori che con coraggio continuano a presidiare le montagne, a garantire la bellezza del paesaggio e la biodiversità perduta con il recupero delle storiche razze italiane. Solo in Toscana nell’arco di due anni sono 750 le aziende agricole in cui migliaia di pecore, bovini o cavalli sono morti a seguito dell’aggressione di lupi o ibridi,  mentre in Piemonte gli animali predati accertati superano le cinquecento unità in un anno. Tutto ciò a fronte di un comparto che nel 2015 ha registrato esportazioni di prodotti zootecnici dall'Italia verso i paesi dell'UE,  pari a 35,02 milioni di euro mentre le importazioni dell'Italia da tali paesi sono ammontate a 1 250,55 milioni di euro (dati Eurostat).

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