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Cambiamenti Climatici

Clima: da Parigi si attendono conferme sul ruolo positivo dell’agricoltura 

10/12/2015 

Il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro degli affari esteri e del Ministro dell'ambiente, ha approvato un disegno di legge di ratifica ed esecuzione di diversi accordi in materia ambientale. Tra questi, l’emendamento di Doha al protocollo di Kyoto.

Si tratta di un provvedimento adottato in occasione della Conferenza delle parti della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (COP 18), svoltasi l’8 dicembre 2012 in Quatar. L’emendamento, relativo alla sottoscrizione di obiettivi di riduzione delle emissione da parte dell’Unione Europea e delle modalità con cui l’Islanda (in termini di monitoraggio, comunicazione e verifica delle emissioni) parteciperà all’adempimento congiunto degli impegni dell’unione Europea, fa riferimento al cosiddetto secondo periodo di impegno del protocollo di Kyoto (2013-2020).

 

Si ricorda, infatti, che nell’ambito della COP 18 del 2012 è stato approvato un documento (“Doha climate gateway”) che costituisce una specie di “ponte” per passare dal vecchio sistema di contrasto al climate change, basato sul Protocollo di Kyoto (e sui suoi impegni vincolanti), al cosiddetto “Kyoto 2″, in attesa di nuovi sviluppi che potrebbero arrivare dalla Conferenza di Parigi (COP21) attualmente in corso.

 

Va detto che il “Kyoto 2” non costituisce uno strumento idoneo per il contenimento dell’innalzamento della temperatura dell’atmosfera terrestre sotto i 2 gradi al 2020 (obiettivo fondamentale riconosciuto dalla comunità scientifica come punto di non ritorno), soprattutto considerando che, nel frattempo, dal Protocollo di Kyoto originale sono usciti Paesi come il Giappone, la Nuova Zelanda, il Canada e la Russia e che, ad oggi, sempre aspettando il nuovo accordo globale atteso a Parigi, il Kyoto 2 copre solo il 15% circa delle emissioni di gas serra globali, con Unione Europea, Australia, Norvegia e Svizzera nei primi posti. Il rimanente 85% delle emissioni (comprese quelle di USA e Cina), infatti, ad oggi, non risulta soggetto a vincoli da parte di protocolli internazionali.

 

Nel ribadire l’importanza della riuscita della COP 21, che proprio in queste ore sta entrando nel vivo della trattativa, ricordiamo, tuttavia, che l’Italia ha sottoscritto gli impegni relativi a “Kyoto 2” (attualmente l’unico trattato in vigore) e che, in questo ambito, per quanto attiene l’importanza del ruolo del settore agroforestale nelle strategie di mitigazione climatica, il nostro Paese ha deciso, proprio quest’anno, di adottare -  tra le altre misure di cambiamento di uso del suolo, le cosiddette LULUCF – anche le misure di Gestione delle terre agricole (Cropland Management - CM) e di Gestione dei pascoli (Grazing land Management - GM) come attività da contabilizzare in quanto concorrono agli assorbimenti di CO2 ai fini del raggiungimento degli obiettivi nazionali di contenimento delle emissioni. Queste misure, quindi, nell’ambito del bilancio nazionale delle emissioni, andranno ad aggiungersi come “voci positive” alle altre misure LULUCF già adottate (imboschimento, rimboschimento e gestione forestale).

La decisione di contabilizzare gli assorbimenti agricoli è importante perché, in sostanza, sgombra il campo dagli equivoci circa il ruolo delle attività agroforestali in ambito climatico, visto che, secondo elaborazioni effettuate da ISMEA, il trend delle variazioni degli stock di carbonio proveniente dalle misure Gestione delle terre agricole (CM) e Gestione dei pascoli (GM) risulta positivo in tutti gli scenari ipotizzati, con un contributo in termini di potenziali crediti di carbonio che varia da 26 Mt CO2 eq. a 40 Mt CO2 eq. per il periodo 2013-2020 ed con un valore annuale compreso tra 3,26 e 5,05 Mt CO2 eq..

L’attivazione dello strumento nazionale di stima per le emissioni e gli assorbimenti dei gas a effetto serra, inoltre, sebbene inizialmente caratterizzato da un approccio puramente statistico, con il progressivo miglioramento del livello di accuratezza delle stime è destinato a velocizzare l’istituzione della sezione agricola del Registro dei Serbatoi Agro forestali ed il conseguente processo di appropriazione della titolarità e spendibilità dei crediti di carbonio da parte delle imprese agroforestali. In termini di opportunità, l’elezione delle misure di CM e GM, ancora, potrebbe rappresentare un ulteriore stimolo “normativo” alla diffusione di azioni di mitigazione previste dalla PAC I pilastro e II pilastro (PSR) rispetto a quanto già favorito nell’ambito di altre norme comunitarie (Pacchetto clima/energia 2020 e Decisione 529/13). La natura vincolante delle misure indicate dal Protocollo di Kyoto in ambito agricolo, infine, potrebbe dare un impulso significativo allo sviluppo dei mercati dei crediti di carbonio in agricoltura.

L’inclusione del settore agricolo nella contabilizzazione delle emissioni e degli assorbimenti dei gas serra, quindi, costituisce un passaggio importante, sia per il potenziale contributo alla mitigazione climatica, sia per le opportunità, anche in termini economici, che possono generarsi per le imprese agricole. Il riconoscimento del ruolo dell’agricoltura nella mitigazione climatica e la messa a punto, con il coinvolgimento del livello istituzionale, di regole chiare ed univoche risulta funzionale, infatti, sia alla definizione di appropriati meccanismi incentivanti - che possono fungere da stimolo per massimizzare le potenzialità di assorbimento di carbonio in agricoltura attraverso la diffusione di “buone pratiche” - sia alle possibilità di accesso a nuovi mercati, particolarmente sensibili all’adozione, da parte delle imprese, di certificazioni climatico-ambientali (es. carbon footprint), siano esse di prodotto, di processo o, in prospettiva, di “territorio”.

Ci auguriamo, quindi, che il ruolo del settore agroforestale nelle strategie di mitigazione climatica, continui ad essere debitamente valorizzato e sostenuto anche nell’ambito degli accordi internazionali che verranno presi a Parigi.

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