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Natura e Biodiversità

Api, il progetto Beenet conferma l’origine multifattoriale delle morie 

17/03/2016 

Il Centro Nazionale di Ricerche per l’apicoltura ha tenuto una giornata di lavori sui risultati del progetto BeeNeT la rete di monitoraggio sulla salute delle api. Dall’analisi dei dati ottenuti e osservando le virosi, emerge come il  Nosema Apis in Italia sia stato soppiantato dal Nosema Ceranae. Infatti, l’80% dei campioni rileva la presenza del Ceranae. Il monitoraggio ha consentito di definire una soglia oltre la quale tutta la colonia ha seri problemi causati da questa virosi che presenta 1 milione di spore per ape.

Sono stati rilevati altri virus che sono presenti e che creano problemi alle api come la sindrome delle ali deformate (DWV), la paralisi cronica (CBPV) e la paralisi acuta (ABPV). Anche l'indice di presenza della Varroa viene calcolato su un campione di 300 api. I dati evidenziano dove tali virosi sono più presenti e si è visto che, in generale, queste patologie sono meno presenti nel nord Italia e più accentuate a sud e nelle isole.

Inoltre, per quanto riguarda la presenza di residui di fitofarmaci, il monitoraggio per ottenere i dati delle analisi chimiche multiresiduali effettuate sul pane d’ape viene effettuato in primavera. I dati relativi all'anno 2012, evidenziano che il 52,7% dei campioni rileva la presenza di fitofarmaci. Tale percentuale, per il 2013, scende al 43,2%, per poi risalire al 56,3% nel 2014 (la media francese è pari al  58%, in Spagna è pari al 42%).

In realtà, si tratta di un mix tra fungicidi (45%), insetticidi (48%) ed erbicidi (7%). Sono stati rilevati 94 principi attivi diversi (di cui molti anche revocati) di cui piretroidi 36%, neonicotinoidi 7%, carbammati 7%, organofosforici 37%, altri 13%. La mortalità degli ultimi tre anni è stata del 12,7% nel 2012, del 7,9% nel 2013 e del 12,5% nel 2014. L’interpretazione dei dati, seppure incompleti perché non costituiscono una fotografia esaustiva di tutti gli alveari italiani, effettuata dagli esperti ponendo in relazione tra loro i diversi fattori relativi alla moria delle api, ha consentito di trarre alcune considerazioni.

La perdita di alveari totali è correlata con la quantità di virus della paralisi acuta, di ali deformate e con la percentuale di Varroa. La presenza di queste virosi è correlata positivamente con la scarsa qualità del polline. Se l’infestazione di virus (soprattutto paralisi) è alta, diminuiscono le proteine nel polline. Pertanto, la qualità del polline influenza la resistenza verso le malattie. Un dato interessante è che più l’alveare è circondato dall’ambiente agricolo, tanto meno il virus Nosema è presente sul territorio e più proteine sono presenti nel pane d’api.

In generale, in ambiente agricolo, a primavera il pane d’api è di buona qualità perché lo è anche il polline prodotto, mentre, diminuisce, in autunno, perché anche la qualità del polline diventa scarsa. In ambiente non agricolo, la qualità del pane d’api è, invece, sempre scarsa. Dove, invece, è presente la Varroa, aumenta anche la presenza dei virus. In futuro, quindi, sarebbe importante dare un peso alle diverse variabili per calcolare l’impatto sulle api e costruire un indice di rischio o di salute delle api.

Le segnalazioni maggiori arrivano a primavera. Dall’inizio del progetto sono stati rilevati 40 principi attivi diversi tra cui anche alcuni vietati. Per lo più si tratta di neonicotinoidi (22%), tra i quali la maggior parte appartiene alla famiglia dei fungicidi come nel caso dell'Acetamiprid e del Thiacloprid. Il monitoraggio ha consentito di individuare alcune problematiche specifiche nelle diverse Regioni. Tra queste, una riguarda la presenza dell'avversità costituita dagli scopazzi presenti nei meleti a Bolzano per combattere la quale è stato usato il clorpirifos. Nelle valli strette, l'effetto deriva comporta  problemi e le api si sono rivelate maggiormente vulnerabili a diversi virus. Nelle Marche, invece, non è ancora chiaro da che cosa sia stato scatenata la moria delle api in presenza della coltura del girasole.

Il Paenibacillus dendritiformis crea problemi di liquefazione della covata con sintomi atipici (in parte simili a peste americana e in parte simili a peste europea) e mai segnalati. Del resto, diverse patologie producono una sintomatologia non caratteristica o generica. A volte gli effetti dei patogeni sulla salute dell’alveare sono latenti o comunque indiretti. Molte infezioni sono diffuse a livello sub-clinico, in quanto nell’alveare sono presenti più agenti patogeni, con effetti a volte collegati o sinergici. I fattori esterni, ad es. il cambiamento climatico, possono interferire nella determinazione del quadro clinico.

Il seminario è stato anche un’occasione per fare il punto sulla gestione dei moduli di rilevamento delle problematiche relative alla salute delle api da parte delle associazioni degli apicoltori.Il territorio di ogni regione è stato diviso e le postazioni di rilevamento sono state poste tra risaie, mais, kiwi, vite, zone urbane (Piemonte) e in Toscana in 4 vallate diverse per avere il monitoraggio in situazioni diverse.

Dal punto di vista dei risultati prodotti da BeeNeT, è emerso un apporto conoscitivo essenziale sullo stato di salubrità degli alveari rispetto ad alcune patologie quali il Nosema e la Varroa; lo stato del polline e la presenza di residui di fitofarmaci; la denuncia di situazioni critiche (richiesta e ottenimento del cambiamento del processo produttivo per inquinamento industriale); la collaborazione e condivisione con altre strutture ambientali.

In merito, soltanto la Toscana non è riuscita a trasferire i dati e a diffonderli sul territorio, invece, in Abruzzo sono stati fatti dei corsi di formazione per apicoltori e neo-apicoltori e questa esperienza è stata utile per confrontarsi e stringere rapporti, per consolidarne altri e per progettare per il futuro. Il progetto è finanziato nell’ambito della rete rurale e nel settennio verrà finanziato a bienni. Quest’anno probabilmente si avrà solo un’annualità, invece, che un biennio di risorse.

Nel complesso occorrerà promuovere la nuova rete di monitoraggio, analizzare le segnalazioni SPIA, utilizzare la rete di censimento BeeNet degli apoidei pronubi e della flora mellifera come indicatori della biodiversità, creare un sistema per produrre delle carte di analisi e per avere una previsione della fioritura delle specie nettarifere (Robinia, Acacia e Castanea sativa).

In merito all’approfondimento di alcune problematiche specifiche apistiche occorre approfondire meglio l'aspetto dei trattamenti fitosanitari su agrumi e girasole; il basso valore nutritivo del polline; i trattamenti sui medicai in fiore, o su frutteti e vigneti nonché il verificarsi di morie e spopolamenti sui noccioleti.

Dal tavolo di confronto sul progetto BeeNet sono emerse alcune  proposte quali la richiesta di passaggio della gestione del progetto dai referenti di modulo (le aree geografiche oggetto di monitoraggio) alle associazioni sul territorio, per problemi amministrativi di CREA e ISZVE nello stipulare i contratti per i referenti e per accorciare le distanze tra coordinamento centrale e territorio; la riorganizzazione del territorio perché il progetto si estenda anche a Sardegna, Sicilia e centro Lombardia; la diminuzione dei controlli da 4 a 3 annuali;

Secondo le associazioni si dovrebbero avere dati più fruibili, bollettini più chiari e leggibili nonché un bollettino da rendere disponibile prima dell’autunno per avere dati che possano essere utili al fine di preparare l’alveare all’inverno. In merito alla gestione del servizio SPIA occorre rendere più identificabile il servizio per limitare le segnalazioni non pertinenti (insediamento delle api in case e giardini) ed occorre intervenire presso gli apicoltori perché partecipino attivamente in quanto il numero delle segnalazioni è diminuito nel tempo.

BeeNet deve diventare uno strumento di analisi ambientale e per questo occorre preparare le carte di previsione della fioritura di specie nettarifere su Robinia e Castanea sativa ed analizzare, meglio, le relazioni tra ambiente e apiario (ad es. come le temperature e l’umidità influiscono sulla vita delle api). Il dibattito è stato incentrato sull’utilità di questo progetto o meno per gli apicoltori. Alcuni di essi hanno sostenuto che non hanno avuto alcun ritorno utile da tale progetto e vorrebbero un confronto con apicoltori di altre Regioni, altri hanno sostenuto di essere cresciuti professionalmente confrontandosi con diversi attori sul territorio.

Anche Crea-Api ha sottolineato il fatto che l'impegno delle Regioni é stato eterogeneo sul territorio in quanto alcune hanno partecipato attivamente al progetto mentre altre, ad esempio, Toscana e Lombardia non hanno dato un contributo fattivo. In generale, l’efficacia del progetto e la sua ricaduta sugli apicoltori è dipesa dalle attività del territorio (ad es. incontri e divulgazione/rapporti tra referente di modulo, veterinari, Asl, apicoltori).

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