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Natura e Biodiversità

Api, rifinanziata la rete di monitoraggio Beenet ma stop a progetto Spia 

17/03/2016 

Nell’ambito della giornata di lavori sui risultati di BeeNet, la rete di monitoraggio sulla salute delle api, promossa dal Centro Nazionale di Ricerche per l’apicoltura, è stato fatto il punto della situazione sul futuro del progetto. Il Ministero della Salute ha evidenziato come il progetto, chiamato inizialmente Apenet, sia nato alla fine degli anni 90, per monitorare gli effetti dei neonicotinoidi sulla salute delle api. Dal punto di vista veterinario, il Ministero si è sempre occupato delle diverse malattie delle api. A tale attività, più di recente, si è affiancata quella di realizzazione dell’anagrafe apistica. Il Ministero, nel corso dell'incontro, ha manifestato la propria disponibilità a colloquiare con le altre Amministrazioni nazionali  per la prosecuzione del progetto BeeNeT.

Il Crea- API ha illustrato come il progetto APENET sia nato come base di acquisizione dati per ricercatori, apicoltori e mondo politico nel 2009/2010,  una rete di monitoraggio di 1350 colonie, inizialmente, non finanziata dalla Rete Rurale Nazionale. Nel 2011/2014, la rete  si evolve in BeeNet con 3000 colonie in 303 apiari e si diffonde in tutte le Regioni Italiane, con il supporto finanziario, stavolta, della Rete Rurale nazionale.

Il Progetto è stato realizzato incontrando, in ogni Regione, gli Assessorati all’Agricoltura ed  alla Sanità, i delegati delle associazioni nazionali degli apicoltori al fine di individuare i referenti regionali, i servizi fitosanitari e veterinari locali. Successivamente, sono stati organizzati dei corsi di contenuto tecnico, a livello istituzionale, per illustrare il progetto, formare e preparare i tecnici nonché per diffondere l'iniziativa tra gli apicoltori. Via via nel tempo il percorso è stato completato in tutte le Regioni e, successivamente, sono seguiti altri incontri extra istituzionali.

Il monitoraggio che è stato realizzato, è diventato uno strumento molto interessante anche per gli altri paesi europei infatti i dati e le informazioni sono state divulgate in molti convegni internazionali e i risultati di BeeNeT sono spesso citati da Efsa. Negli anni, sono stati uniformati i protocolli per le analisi chimiche sulle proteine del polline effettuate da Crea e dai vari Istituti Zooprofilattici (nel triennio 2012/2014 ne sono state fatte 3.486) e per le analisi patologiche (circa 4.500 nel triennio) per un totale di quasi 10.000 campioni analizzati.

A fianco della rete di monitoraggio è stato istituito il servizio Spia che fornisce assistenza agli apicoltori che segnalano eventi di spopolamento degli alveari, improvvise sparizioni, mortalità eccezionali  o altre anomalie. Tuttavia, a seguito della nuova programmazione 2014-2020 dei Piani di Sviluppo Rurale, il progetto Spia (Sistema Pronto Intervento Api) su segnalazione della moria api) pare che non troverà più spazio nella nuova programmazione e ciò costituirebbe un grave limite in quanto la denuncia da parte degli apicoltori dei casi di moria delle api è il primo passo per comprendere le cause del fenomeno tramite le analisi dei campioni prelevati.

Infine, BeeNet offre come servizio ulteriore la pubblicazione di report e  bollettini con i dati ottenuti dal monitoraggio. Il Dipartimento di Scienze Agrarie dell’università di Bologna ha illustrato i risultati di un triennio di attività della rete nazionale di monitoraggio apistico

Il progetto BeeNet è costituito dalla rete di monitoraggio  (postazioni fisse) e dal sistema di segnalazione (Spia).Nelle postazioni stabili vengono effettuati dei rilievi con periodicità diversa a seconda del parametro da monitorare. In generale si effettuano 4 rilievi all’anno sui sintomi e malattie delle api, mortalità e patogeni (Varroa, Nosema e Virus), per i fitofarmaci  una volta all’anno e per la qualità del polline due volte all’anno.

I rilievi sono effettuati dal tecnico delle associazioni o dal referente di modulo e dall’apicoltore. Il territorio è suddiviso in postazioni, ogni referente di modulo ha 5 postazioni e una postazione (apiario) corrisponde a 10 alveari.  Si valuta anche l’uso del suolo e lo stato della famiglia (uova, scorte di polline e miele).

Il Dipartimento di Scienze Agrarie dell’Università di Bologna ha, poi, illustrato l’attività e l’utilità del servizio Spia.  Tale progetto risale, addirittura, agli anni 90 e all’inizio del 2000 c’è sempre stato l’obbligo di denuncia delle malattie al servizio veterinario, ma i dati sono sempre stati frammentari.

Dal 1999 a seguito del “caso neonicotinoidi”, l’Ue chiese i dati all’Italia sulle api ma allora si era in grado di dare solo delle stime. Per tali motivi, a livello istituzionale si è cercato di creare una banca dati e di cominciare un monitoraggio serio. Nel 2008, l’annus horribilis del caso neonicotinoidi, fu fatto un accordo per un protocollo di monitoraggio. Dei 185 casi ufficiali quasi il 60% era inquinato da neonicotinoidi e, da qui, è nato il progetto Apenet che ha cominciato a studiare l’effetto delle polveri sull’orientamento, la memoria e percezione delle api rispetto alle distanze con la successiva adozione dei divieti di impiego di tali sostanze. Nell'ambito della piattaforma BeeNet, gestita dal Sistema Informativo Nazionale, é stato organizzato un sistema di bollettini e la modalità di segnalazione della moria delle api.

Tramite il servizio Spia, gli apicoltori possono telefonare ai servizi veterinari delle ASL e lasciare la segnalazione oppure compilano un modulo via web. Entrambe le modalità consentono di inviare una mail di allerta ai referenti che decidono quando richiamare chi ha effettuato la segnalazione. Dopo una valutazione oggettiva dei fatti, sentito il servizio veterinario, si decide quale tipo di intervento attuare.

Alla fine del rilievo, con i risultati delle analisi, si fornisce un report all’apicoltore con alcune informazioni e un commento di interpretazione dei fatti accaduti. Il servizio Spia, quindi, è un servizio per l’apicoltore che completa la rete di monitoraggio e viceversa. Per quel che concerne la struttura organizzativa della rete BeeNet, nel progetto sono state coinvolte Crea-Api, l'istituto zooprofilattico delle Venezie, l'Università di Bologna, il Sistema informativo nazionale (Sin) ed altre figure.

I rapporti tra gli enti competenti in materia di api sono concepiti secondo il seguente schema: coordinamento nazionale con alcuni referenti centrali (esperti di coordinamento nazionale che gestiscono sia la rete di monitoraggio che il sistema di segnalazione Spia); responsabili Regionali Istituzionali  organizzati in un Coordinamento Regionale (Assessorati Agricoltura e Sanità, associazioni ed enti, servizi veterinari e fitosanitari, Istituti zooprofilattici); referenti di modulo (ogni modulo corrisponde ad un'area geografica oggetto di monitoraggio), un Super Referente (figura scelta tra i referenti di modulo operanti nella Regione con funzione di capofila che interviene con sopralluoghi affiancando le attività dello Spia in caso di segnalazione), un Comitato tecnico che coordina e controlla le attività con 4 rappresentanti delle associazioni nazionali; un Comitato di progetto (con rappresentanti dei Ministeri coinvolti, rete rurale e associazioni nazionali per valutare l’andamento del progetto).

I punti più rilevanti del progetto sono stati la creazione della rete di monitoraggio; il legame della rete con il territorio grazie ai moduli e ai referenti, alle istituzioni e associazioni apistiche locali; il coinvolgimento delle reti già esistenti come nel caso del Friuli, della Lombardia e della Basilicata che si sono aggiunte con i loro moduli a quelli già esistenti; il consolidamento delle reti di monitoraggio perché diventino uno strumento del e per il territorio e consentono un monitoraggio costante della salute delle api.

Il Sistema informativo nazionale (Sin) ha evidenziato che la rete è costituita da 300 postazioni e supportata da un sistema con servizi dedicati a chi effettua il rilievo e inserisce i dati in rete e si occupa delle analisi dei campioni. Con Spia è possibile stampare i report e poter consultare la posizione geografica e la data. Grazie al Sian, poi, si possono utilizzare i dati meteorologici (termici e climatici) e agricoli perché si hanno conoscenze sulle infrastrutture, sulle aree urbanizzate e le colture presenti (vocazione agronomica del territorio).

Alla fine di marzo sarà disponibile a chiunque voglia utilizzare tali dati, accedere alla sezione Open Data Rete Rurale Nazionale e consultare: la Rete nazionale monitoraggio apistico; la mappatura degli apiari del territorio ed i dati sul territorio circostante; lo stato delle famiglie delle api; la qualità del polline; la quantità di virus presenti come Nosema e Varroa. Prossimamente saranno elaborati indicatori diagnostici di stato fisico e sanitario delle famiglie delle api e la tendenza nel tempo di questi indicatori.

Secondo il Ministero delle Politiche Agricole, BeeNet è un progetto unico anche come partenariato e deve essere ulteriormente sviluppato perché, per essere finanziato nell’ambito della Rete rurale nazionale, deve essere coerente con i Piani di Sviluppo Rurale. Il progetto deve essere finalizzato nei report e nelle attività al fine di effettuare delle comparazioni più specifiche rispetto alla sostenibilità in agricoltura ed avere una  maggior coerenza con le politiche agricole, in particolare è importante il collegamento con la biodiversità.

Si evidenzia, inoltre, una azione coordinata di tutte le attività relative al settore apistico: le emergenze sanitarie, controlli sulla qualità del miele, sofisticazioni, progetti, rete di monitoraggio devono essere strumenti coordinati che fanno parte di un unico settore, senza segmentazioni rispetto al passato.

In conclusione, è auspicabile che il progetto sia ripreso ed ulteriormente sviluppato in quanto è impossibile porre in essere delle misure efficaci per il settore apistico senza avere un quadro preciso delle problematiche sanitarie che affliggono tale tipologia di allevamento. Ciò, ovviamente, richiede un ruolo attivo da parte di tutti i soggetti coinvolti (apicoltori, servizi veterinari e fitosanitari delle Regioni, associazioni di apicoltori, ministeri competenti).

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