Ogm

OGM: una proposta di direttiva UE consentirebbe agli Stati membri di vietarne la coltivazione 

31/01/2012 

Nell'ambito del Consiglio UE, la Presidenza danese ha presentato una nuova versione del documento di lavoro che concerne la proposta di Regolamento della Commissione europea, che modifica la direttiva 2001/18/CE rispetto alla possibilità per gli Stati membri di limitare o vietare la coltivazione di OGM sul loro territorio, ponendo fine all’attuale situazione di stallo sul dossier.

Nel progetto di testo si ribadisce il concetto che la coltivazione degli OGM è una questione che dovrebbe essere trattata in modo più specifico dagli Stati membri, mentre le questioni relative all’immissione in commercio e all’importazione di OGM devono continuare ad essere disciplinate nell’ambito dell’ UE.

Gli Stati membri devono avere la possibilità di limitare la coltivazione di OGM, con l’effetto di poterla escludere in tutto o in una parte del territorio.

In questo contesto, agli Stati membri, conformemente al principio di sussidiarietà, sarà concessa maggiore flessibilità di decidere se coltivare o meno OGM sul loro territorio senza modificare, tuttavia, il sistema di autorizzazioni degli OGM dell’Unione europea. Secondo quanto affermato nel documento di lavoro, “questa possibilità dovrebbe facilitare il processo decisionale nel campo degli OGM, proteggere la libertà di scelta del consumatore e al contempo fornire maggiore chiarezza alle parti interessate coinvolte in relazione alla coltivazione di OGM nell’Unione”.

Nel testo del progetto vengono poi elencate, in modo dettagliato, le motivazioni che possono essere addotte dagli Stati membri, al fine di limitare la coltivazione di un OGM.Tali motivi devono essere invocati singolarmente o in combinazione con altri per sostenere le decisioni sulla limitazione della coltivazione di un OGM, alla luce della circostanze particolari dello Stato membro / Regione / area in cui la restrizione verrà applicata.

Dunque, lo Stato membro ogni qualvolta venga autorizzato un OGM potrebbe limitarne la coltivazione a condizione che tale decisione sia motivata, proporzionata, non discriminatoria e, soprattutto, giustificata da una o più motivazioni elencate di seguito:

Motivi ambientali complementari a quelli già valutati nel corso della valutazione scientifica dell'impatto sull'ambiente [EFSA], condotta nel rispetto della parte C della direttiva 2001/18/CE, che possono includere la prevenzione delle conseguenze negative per l’ambiente locale determinate da cambiamenti nelle pratiche agricole connesse alla coltivazione degli OGM; il mantenimento e lo sviluppo di pratiche agricole con un miglior potenziale per conciliare produzione e sostenibilità degli ecosistemi; mantenimento della biodiversità locale, anche per quanto concerne determinati habitat ed ecosistemi, o particolari tipi di caratteristiche naturali e paesaggistiche; l’assenza o l’insufficienza di dati adeguati sulle  potenziali conseguenze negative dell’emissione di OGM per l’ambiente locale o regionale di uno Stato membro, anche in relazione alla biodiversità o al mantenimento di servizi dell’ecosistema o l’assenza di organismi bersaglio.

Altri fattori legittimi relativi all’uso del territorio, alla pianificazione di città e campagna.

Motivazioni legate a effetti socio-economici negativi o alla coesistenza, che possono riguardare l’impraticabilità o il costo elevato delle misure di coesistenza ovvero l’impossibilità di attuare misure di coesistenza a causa di condizioni geografiche specifiche; la necessità di tutelare la diversità della produzione agricola; la necessità di assicurare la purezza delle sementi.

Altri motivi ai sensi dell'articolo 36 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea, come la moralità pubblica e l’ordine pubblico.

Il dossier è in fase di stallo al Consiglio dal settembre 2010, a causa delle numerose riserve da parte di una minoranza (che include tra gli altri Francia, Regno Unito e Germania) rispetto alla proposta della Commissione europea.

La Presidenza danese nel suo programma di lavoro per il semestre alla guida dell’UE, ha dichiarato che questo dossier rientra tra le sue priorità.

In quest’ottica, secondo i piani di Copenaghen, il Consiglio Ambiente del prossimo 9 marzo è visto come una possibile occasione per tentare di arrivare ad un accordo.

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