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Acque

Acque, meno adempimenti per le imprese

03/08/2015

Completa revisione degli obblighi e delle tempistiche di misurazione e di comunicazione da porre a carico degli utilizzatori della risorsa idrica. Questo è quanto è stato richiesto da Coldiretti nel corso dei lavori per l’approvazione delle Linee guida per la regolamentazione da parte delle Regioni delle modalità di quantificazione dei volumi idrici ad uso irriguo. Il documento proposto, presentato dal Ministero delle Politiche agricole, è stata predisposto in ottemperanza agli impegni per il rispetto della condizionalità ex ante.

L’Accordo di Partenariato 2014-2020 prevede, infatti, per il settore Risorse idriche: l’“emanazione di Linee guida statali applicabili al Feasr, per la definizione di criteri omogenei in base ai quali le Regioni regolamenteranno le modalità di quantificazione dei volumi idrici impiegati dagli utilizzatori finali per l’uso irriguo al fine di promuovere l’impiego di misuratori e l’applicazione di prezzi dell’acqua in base ai volumi utilizzati, sia per gli utenti associati, sia per l’autoconsumo” .

Le linee guida statali hanno lo scopo di fornire indicazioni tecniche per la quantificazione e la misura dei volumi prelevati ed utilizzati a scopo irriguo e le caratteristiche della piattaforma informatica in cui convogliare ed organizzare le informazioni prodotte. Nel dettaglio, tale strumento è stato individuato nel Sigrian (Sistema Informativo Nazionale per la Gestione delle Risorse Idriche in Agricoltura, database georeferenziato finalizzato alla raccolta ed elaborazione delle informazioni relative all’uso irriguo dell’acqua, destinato a rappresentare la banca dati unica di riferimento per il settore irriguo a servizio di tutte le Amministrazioni e gli enti competenti.

In tale ambito, Coldiretti ha trasmesso al Ministero delle politiche agricole una serie di osservazioni, rilevando una struttura del documento estremamente complessa, rispetto all’obiettivo di fornire indicazioni alle Regioni e la mancata adeguata considerazione delle specifiche esigenze delle imprese agricole, in alcuni casi inutilmente onerate di una serie di adempimenti e costi.

Con riferimento agli obblighi di misurazione dei volumi idrici impiegati ad uso irriguo e di comunicazione dei relativi dati, la proposta iniziale prevedeva, anche a carico degli utenti finali, nelle ipotesi di autoapprovvigionamento, a partire dal 2017,  l’obbligo di fornire il dato di volume prelevato a livello mensile, durante la stagione irrigua, da trasmettere entro il 10° giorno del mese successivo. A seguito delle istanze della Coldiretti l’adempimento a carico degli utenti finali è stato eliminato.

E’ stata, inoltre, espressamente richiesta una valutazione sulle possibili modalità di interconnessione e scambio tra la banca dati Sigrian e le banche dati già in uso e consolidate nei rapporti tra Pubblica Amministrazione ed imprese, in modo da garantire, per quanto più possibile, il trasferimento automatico e l’elaborazione dei dati in possesso delle Amministrazioni, così riducendo al minimo indispensabile gli oneri posti a carico degli utilizzatori.  In tale prospettiva, è stato previsto che, per l’auto-approvvigionamento senza obbligo di misurazione, le informazioni che le Regioni devono trasmettere al Sistema per la stima dei fabbisogni irrigui siano acquisite, laddove disponibile, tramite il fascicolo aziendale.

Nell’ambito della riflessione sulle modalità di attuazione dell’articolo 9 della direttiva 2000/60/CEE in materia di recupero dei costi relativi ai servizi idrici, restano da valutare le criticità e le conseguenze sulle imprese e sulle attività agricole derivanti dall’adozione di politiche di misurazione e tariffazione delle acque che non tengano adeguatamente conto delle peculiarità e delle esigenze del settore.

In particolare, occorre considerare che l’acqua è un fattore strategico per l’agricoltura italiana. La disponibilità di risorsa idrica qualitativamente e quantitativamente adeguata resta di vitale importanza per la permanenza delle imprese agricole sul territorio, ma costituisce anche un imprescindibile elemento di qualità e sicurezza alimentare. 

Elevati standard qualitativi caratteristici del Made in Italy agroalimentare non possono, infatti, essere raggiunti riducendo l’impiego di risorse idriche oltre determinati parametri quantitativi, così come, d’altra parte, un aumento indiscriminato dei costi della risorsa rischia di pregiudicare in maniera significativa la sopravvivenza, la produttività e la competitività delle imprese.

Ciò premesso, è indispensabile che le politiche in materia di costi della risorsa idrica tengano in adeguata considerazione alcune peculiarità del settore agricolo - anche considerato il valore aggiunto e le esternalità positive derivanti dall’impiego dell’acqua in agricoltura - cogliendo le opportunità offerte dalla normativa comunitaria di riferimento che, nel fissare i principi generali in materia, lascia agli Stati membri ampi spazi per assicurare, in sede nazionale, le necessarie condizioni di equilibrio in materia di tariffazione.

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