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Acque

Via alla riforma della gestione delle risorse idriche, non penalizzare l'agricoltura

09/01/2013

Il Gestore dei Servizi Energetici (GSE) ha organizzato un seminario su "Il ciclo dell’acqua" dopo che il D.L. 6 dicembre 2011 n. 201 (Disposizioni urgenti per la crescita, l'equità e il consolidamento dei conti pubblici) ha trasferito le competenze dell’Agenzia nazionale per la regolazione e la vigilanza in materia di acqua all’Autorità per l’energia elettrica e il gas, per quanto concerne le funzioni attinenti alla regolazione e al controllo dei servizi idrici. Per cui, sarà quest’ultima a gestire da ora in poi il Servizio Idrico Integrato.

Nell’ambito del seminario si è evidenziato in via preliminare come il cambiamento climatico stia generando profondi mutamenti nel ciclo dell’acqua, a livello mondiale. Secondo una stima del Ministero dell’Ambiente, a causa di tale problema, la produttività agricola dell’Italia e dell’area mediterranea, diminuirà nel 2.100 del 22% circa. Per l’agricoltura i danni stimati, si aggirerebbero attorno allo 2-3% del Pil.

Da uno studio compiuto dal Dipartimento di Ingegneria Civile, Edile ed Ambientale della Facoltà di Ingegneria dell’Università La Sapienza di Roma emerge che l’agricoltura è il settore che preleva maggiori quantità di acqua (il 48%) a fronte del 19% di prelievi operato dal rispettivamente dal settore industriale e da quello civile. Il restante 14% é prelevato per usi energetici. Il maggior consumo idrico dell’agricoltura è dovuto al fatto che, a differenza degli altri settori produttivi, in questo caso la risorsa idrica è un fattore di produzione al pari della terra. Inoltre, in molte aree del mondo tra cui l’Italia, la presenza di lunghi periodi di siccità comporta che l’irrigazione diventi uno strumento indispensabile per la produzione delle colture.

La situazione del servizio idrico nel nostro paese risulta, dallo studio sopra menzionato, piuttosto variegata. i Comuni senza fonte di approvvigionamento idrico sono il 28,7%, i Comuni con gestione del Servizio Idrico Integrato, il 35,4%, quelli con gestione comunale il 16,2% ed infine, i Comuni che presentano altre gestioni il 19,7%. Il prelievo di acqua avviene per il 50,3% da pozzi e per il 34% da sorgenti. Dal seminario è emersa la complessa eterogeneità del sistema idrico italiano dovuta al fatto che nel tempo si è molto legiferato in materia, costruendo un apparato amministrativo complesso nel quale operano più soggetti istituzionali, per cui spesso è difficile individuare le diverse competenze a causa di una sovrapposizione o a volte addirittura di una carenza di funzioni che a questo appunto occorre semplificare se si vuole garantire un servizio efficiente ai cittadini ed alle imprese ed un’ equa politica di ripartizione dei costi legati al consumo dell’acqua.

L’Autorità per l’energia elettrica e il gas ha chiarito come attualmente il Servizio Idrico Integrato comprenda: il servizio singolo integrato (captazione, adduzione, distribuzione, fognatura e depurazione); i singoli servizi che lo compongono; i servizi di captazione e adduzione a usi multipli; i servizi di depurazione a uso misto industriale/civile.

Gli obiettivi che si intende perseguire, da ora in avanti, sono: garantire la tutela del cliente finale; fornire corretti incentivi per un servizio efficiente e per lo sviluppo delle infrastrutture; garantire il buono stato ecologico della risorsa acqua; dare certezza del quadro regolatorio (meno rischi = meno costi); favorire la finanziabilità degli investimenti (stabilità regolatoria = minori oneri finanziari). Il meccanismo regolatorio non deve influenzare gli assetti se non nella misura in cui questi possano comportare una maggiore efficienza ed efficacia del servizio. Il meccanismo regolatorio non può imporre una politica finanziaria se non nella misura di indicare un costo di riferimento, una soglia, oltre la quale il costo non può ricadere sul cliente finale.

Al seminario è intervenuto l’ormai ex sottosegretario del Ministero dell’Ambiente Tullio Fanelli, al quale Coldiretti ha ricordato che, se la riforma del sistema di gestione delle risorse idriche è indispensabile, tanto più lo è per il settore agricolo per il quale l’acqua, è fattore di produzione strategico. Coldiretti ha sottolineato che occorre un tavolo istituzionale nel quale valutare come applicare il nuovo quadro normativo e regolamentare al settore agricolo che presenta esigenze specifiche e differenziate rispetto agli altri comprati produttivi. Inoltre il fatto che i dati evidenzino una maggiore percentuale di consumi a carico del settore agricolo non deve essere interpretato negativamente accusando tale settore di essere fonte di sprechi, ma deve essere letto alla luce delle caratteristiche strutturali dell’agricoltura italiana. L’87% della produzione agricola italiana viene, infatti, da territori irrigati (fonte: Anbi).

L’irrigazione come apporto artificiale di acqua è elemento imprescindibile per la produzione italiana soprattutto in una fase in cui il cambiamento climatico ha comportato un innalzamento delle temperatura ed un aumento dei fenomeni siccitosi. La superficie servita da opere di irrigazione è di 3 milioni di ha. Le esportazioni agricole italiane sono costituite per i 2/3 del loro valore da territori irrigati. La scelta dell’irrigazione nel nostro paese è dettata da motivazioni legate alle caratteristiche del territorio prevalentemente collinare e montano. Le precipitazioni non sono adeguate alle esigenze vegetative delle piante e, quindi, l’Italia è penalizzata rispetto ai paesi nord europei dove il clima è decisamente più piovoso. Pertanto, la competitività dell’agricoltura italiana e la capacità di mantenere un vantaggio concorrenziale è strettamente legato alla permanenza di una rete irrigua adeguata ed efficiente senza la quale le imprese agricole italiane finirebbero fuori mercato.

Tutto questo deve essere tenuto nella debita considerazione anche nel momento in cui si andrà a stabilire il sistema di tariffazione e di calcolo dei consumi idrici, altrimenti si rischia di penalizzare il settore agricolo. Coldiretti ha, quindi, contestato il luogo comune di un’agricoltura che consuma troppa acqua ed inquina tramite l’uso di fitofarmaci, fertilizzanti ed effluenti di allevamento illustrando l’impegno che le imprese agricole hanno profuso in questi anni, grazie all’attuazione delle misure dei Piani di Sviluppo Rurale che prevedono interventi di razionalizzazione dei sistemi di irrigazione e di corretto uso dei fitofarmaci e fertilizzanti il cui impiego è nettamente diminuito nonché ha richiamato il rigoroso impegno nell’attuazione della direttiva nitrati.

Il seminario è stato, quindi, un’occasione utile non solo per fare il punto sul sistema idrico italiano, ma anche per evidenziare ai soggetti istituzionali che da ora in poi si occuperanno dell’attuazione della legislazione in materia di acqua, l’urgenza di aprire un confronto approfondito su questo tema per individuare le soluzioni più idonee per il comparto agricolo.

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