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Agrofarmaci

Come avviene il controllo dei residui di fitofarmaci negli alimenti?

Il reg. CE 396/2005 concernente i livelli massimi di residui (LMR) di fitofarmaci nei o sui prodotti alimentari e mangimi di origine vegetale o animali e che modifica la direttiva 91/414/CEE del Consiglio, applica i nuovi Limiti di residui di antiparassitari negli alimenti. Ai sensi della legislazione comunitaria vigente l’utilizzo di prodotti fitosanitari in agricoltura deve sottostare a parametri e limitazioni d’uso che escludano, nei limiti delle conoscenze disponibili, la presenza di rischi per la salute del consumatore. In particolare, la Dir. 414/91/CEE  stabilisce che possono essere usate solo sostanze di cui sono valutati i rischi possibili per i consumatori attraverso un insieme di studi tossicologici a breve - lungo termine.  Gli studi tossicologici devono portare alla definizione di un Admissible Daily Intake  - ADI, espresso in milligrammi o mg/kg p.c., cioè di un livello di assunzione prolungata, in teoria per tutta la vita, che non comporti rischi per la salute. Generalmente, l’ADI è ricavato dal più basso livello di dose senza effetto osservabile (No Observed Effect Level - Noel) derivato dall’insieme dei test di tossicologia: il Noel identificato per la derivazione dell’ADI, è diviso per un fattore di sicurezza per tener conto della difficoltà di estrapolare, dalla popolazione umana, dei risultati ottenuti su limitati e omogenei gruppi di animali da laboratorio.  La valutazione dell’ADI e di altri studi e dati sulla trasformazione e persistenza della molecola negli organismi bersaglio e nell’ambiente devono portare alla definizione di Limiti Massimi di Residui che sono essenziali per la gestione del rischio. Il rispetto dei LMR garantisce, infatti, che l’assunzione complessiva di residui attraverso la dieta non superi l’ADI anche tenendo conto di possibili “picchi” di esposizione  per eccesso del consumo.  Un aspetto importante è che l’ADI assicura un’ adeguata protezione non solo rispetto ad un ipotetico individuo medio, ma a eventuali sottogruppi di popolazione che possono essere particolarmente suscettibili a quella specifica molecola (ad es., nell’infanzia la  popolazione è riconosciuta particolarmente suscettibile a diverse molecole con effetti sul sistema immunitario, endocrino, nervoso ecc.). In ogni caso l’UE tiene conto anche dei parametri tossicologici stabiliti dall’ Organizzazione Mondiale della sanità. E’, in ogni caso,  importante sottolineare che,  quando il campionamento registra un superamento del limite di residuo consentito, ciò non comporta problemi per la salute, poiché la quantità di residui ammessa dalla legge è anche 100 volte inferiore all’ADI, stabilita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e dalla FAO. Si può tranquillamente affermare che i residui di fitosanitari che il consumatore ingerisce nella dieta rappresentano una percentuale insignificante dei valori  delle dosi giornaliere accettabili (ADI) delle singole sostanze attive. Del resto, i controlli effettuati dal Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, evidenziano che le quantità ingerite di residui rappresentano nel peggiore dei casi, fatto 100 l’ADI, l’1,8%. Considerato che la soglia di  rischio per la salute umana è rilevabile quando i residui ingeriti superano il 100% del’ADI, si può dedurre l’assoluta sicurezza sanitaria dei prodotti in commercio.  Inoltre, la potenziale tossicità di una sostanza residua presente nell’alimento è ulteriormente condizionata dalle operazioni di cottura e lavaggio dell’alimento  che contribuiscono ad abbassare ulteriormente il livello ultimo di potenziale tossicità del residuo. Proprio per tale ragione alcuni allarmismi rispetto ai nuovi LMR stabiliti dal reg. CE  non presentano elementi di ragionevole fondatezza. In particolare in riferimento all’applicazione del reg. CE cit. si evidenzia come le norme applicate prima del 1 settembre 2008 erano piuttosto complesse e non armonizzate.  Per alcuni fitofarmaci era la Commissione a fissare gli LMR, per altri, era invece lo Stato membro ad essere responsabile; in alcuni casi la Commissione poteva stabilire gli LMR, ma gli Stati membri potevano fissare delle soglie più alte, mentre per alcuni fitofarmaci non erano proprio stabiliti.
Il regolamento cit., quindi, ha non solo provveduto ad armonizzare gli LMR per tutti i fitofarmaci attualmente impiegati, ma anche completato il quadro legislativo esistente in materia. Inoltre, il regolamento copre i fitofarmaci correntemente usati in agricoltura sia all’interno che al di fuori dell’UE. Quando un fitofarmaco non è espressamente menzionato, si applica comunque la soglia dello 0.01 mg/kg. Il regolamento copre la sicurezza di tutti i gruppi di consumatori inclusi i bambini ed i vegetariani. La valutazione per la sicurezza dei consumatori è supervisionata dall’EFSA tenuto conto della tossicità dei fitofarmaci. Inoltre, è bene evidenziare che le casi produttrici di fitofarmaci possono ottenere  l’autorizzazione all’immissione in commercio di un formulato solo se dimostrano che il prodotto, correttamente utilizzato, non lascia residui negli alimenti superiori a quelli indicati negli LMR fissati dalla legislazione vigente. La procedura autorizzativa prevede, in primo luogo, la prova di campo: è su di essa che ci si basa per scoprire quale quantità di residuo uno specifico fitofarmaco lasci nei prodotti alimentari sui quali è stato impiegato.
In secondo luogo  si considera la dieta media nazionale e, dunque, in quali quantità sono giornalmente presenti sulle tavole i prodotti alimentari sui quali quello specifico fitofarmaco è stato impiegato. Va da sé che più alta è la quantità di questi prodotti, più alto è il livello di residuo assunto con la dieta.
In terzo luogo, si sommano le quantità di residui negli alimenti tenendo presente la misura con cui questi prodotti vengono quotidianamente ingeriti, e si scopre se il risultato della somma è superiore all’ADI, ovvero alla quantità giornaliera autorizzata. Nel caso questa circostanza si verifichi, si respinge la richiesta di registrazione dell’azienda produttrice dell’fitofarmaco la quale dovrà provare ad abbattere la quantità di residuo.
Si evidenzia, inoltre, come l’Italia sia il primo paese europeo e il secondo al mondo, per numero di campioni alimentari sottoposti a controlli igienico-sanitari.
In particolare, il monitoraggio sui residui di fitofarmaci nei prodotti agricoli è effettuato dalla Rete nazionale di monitoraggio, istituita dal MIPAAF e costituita da cinque centri di monitoraggio che coprono l’intero territorio nazionale. Le modalità di campionamento avvengono sulla base della legislazione comunitaria in materia. I risultati sono divulgati dal Ministero dopo aver sentito il parere di una commissione tecnico-scientifica composta da esperti del mondo accademico, della sperimentazione e della Sanità.
Il Ministero della Salute, pertanto,  coordina e definisce in Italia i piani annuali di controllo ufficiale in materia di residui di prodotti fitosanitari. Questi ultimi sono parte integrante di un programma coordinato di controllo ufficiale previsto dall’Unione Europea su alimenti di produzione interna e di importazione volto a conoscere l'effettiva presenza di residui ed a verificare la sicurezza degli alimenti.
Nello svolgimento di tale attività il Ministero della Salute si avvale del supporto tecnico della Commissione Consultiva Prodotti Fitosanitari e della Commissione permanente di coordinamento interregionale per il controllo ufficiale dei prodotti alimentari.
Le analisi per la ricerca di residui di antiparassitari vengono effettuate dai Laboratori pubblici (Presidi Multizonali di Prevenzione, Agenzie Regionali per la Protezione dell’Ambiente e dagli Istituti Zooprofilattici Sperimentali), con il supporto tecnico-scientifico dell’Istituto Superiore di Sanità. I Laboratori provvedono a trasmettere i risultati delle analisi per via telematica al Ministero della Salute.
Le irregolarità vengono perseguite penalmente dalle Autorità competenti ed è quindi facoltà del denunciato richiedere la revisione dell’analisi che verrà eseguita dall’Istituto Superiore di Sanità su un’aliquota del campione destinata a tale scopo.
Oltretutto, dall’ultimo rapporto del Ministero della salute  sul Controllo ufficiale sui residui di prodotti fitosanitari negli alimenti di origine vegetale (v. in Internet www.ministerosalute.it/alimenti/sicurezza/sicApprofondimento.jsp?lang=italiano&label=pro&id=198), emergono dati del tutto rassicuranti visto che nell’ ambito dei campioni regolari il numero di campioni privi di residui è pari al 70%, ed il numero di campioni con residuo entro il limite legale è pari al 29% sì che complessivamente il 99% dei campioni esaminati risulta entro i limiti stabiliti dalla legge o perché a residuo zero o in quanto comunque contenuti entro le soglie ritenute non pericolose per la salute umana.

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