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Agrofarmaci

Quanti fitofarmaci si impiegano in agricoltura?

Il rapporto ISTAT del 2007 sulla distribuzione per uso agricolo dei prodotti fitosanitari, evidenzia come nel  decennio 1997-2007 i prodotti fitosanitari distribuiti per uso agricolo diminuiscano complessivamente di 13,7 mila tonnellate (-8,2 per cento), scendendo da 167,1 a 153,4 mila tonnellate.
In particolare, calano i fungicidi (-7,7 per cento), gli insetticidi e acaricidi (-30,3 per cento) e gli erbicidi (-4,8 per cento), mentre i vari aumentano del 39,3 per cento. I prodotti molto tossici e tossici si riducono a meno della metà (-9,7 mila tonnellate, pari a -54,1 per cento), mentre quelli non classificabili subiscono un calo di 10,3 mila tonnellate (-8,0 per cento). I principi attivi contenuti nei prodotti diminuiscono complessivamente di 3,8 mila tonnellate (-4,5 per cento); in particolare, calano le sostanze attive erbicide, insetticide e fungicide, rispettivamente del 12,9, 11,5 e 4,9 per cento, mentre aumentano le varie (+14,2 per cento).
Lo sforzo complessivo compiuto dall’agricoltura per ridurre l’impiego della chimica è stato evidenziato anche di recente dal Ministero del Lavoro della Salute e delle Politiche Sociali in occasione dell’Assemblea di Agrofarma tenutasi a Roma il 29 maggio 2009, che ha sottolineato come negli ultimi anni  il numero delle sostanze attive utilizzabili per i prodotti fitosanitari si sia drasticamente ridotto. In particolare, in quell’occasione, il citato Ministero ha evidenziato come le diverse fasi di revisione degli allegati della direttiva 91/414/CEE abbiano portato all’autorizzazione di  85 nuove sostanze attive aventi un migliore profilo ecotossicologico, la messa in sicurezza di 250 sostanze attive, per le quali sono stati prodotti nuovi dossier di registrazione, mentre sono state ritirate definitivamente dal commercio 680 sostanze attive ritenute meno sicure di quelle attuali.
E’ evidente, comunque, che gli standard di qualità oggi raggiunti dalle produzioni alimentari italiane note in tutto il mondo non sarebbero possibili senza l’ausilio dei prodotti fitosanitari. Infatti, i fitosanitari consentono la lotta ad alcune patologie delle piante che se non efficacemente combattute potrebbero provocare gravi danni alla salute dei consumatori (un esempio emblematico è la presenza di micotossine in conseguenza degli attacchi di Fusarium).
Oltretutto su alcune colture soggette ad attacchi di parassiti particolarmente aggressivi non è possibile ridurre i dosaggi, né a volte è possibile ricorrere a sistemi di lotta fitopatologia alternativa all’uso di sostanze chimiche perché non si avrebbe un trattamento efficace. In sostanza, non è così semplice ridurre il quantitativo di prodotti fitosanitari impiegati, perché in alcuni casi si rischia di mettere in crisi la produzione di intere colture con la prospettiva poi di doverle importare da Paesi Terzi, con il rischio di importare  prodotti fitosanitari molto più tossici di quelli impiegati nell’Unione Europea

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