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Cambiamenti Climatici

Ecco la nuova agenda del negoziato internazionale sul clima

04/02/2015

Nell’ambito della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, la ventesima Conferenza delle Parti (COP20) di Lima, svoltasi nel dicembre scorso, ha cominciato a gettare le basi dell’accordo globale sul clima, che dovrebbe entrare in vigore a partire dal 2020 e la cui firma è attesa in occasione della Conferenza di Parigi (dicembre 2015). La decisione rilasciata a Lima ( Lima Call for Climate Action), infatti, contiene una serie di indicazioni relative sia all’agenda degli incontri internazionali previsti nei prossimi mesi, sia alle caratteristiche del nuovo accordo.

Per quanto riguarda l’agenda degli impegni si comincerà a Febbraio, a Ginevra, per poi proseguire con altri tre incontri negoziali, al fine di predisporre la base del testo dell’accordo già a partire dal maggio prossimo. Da aprile ad ottobre 2015, poi, tutti i Paesi aderenti alla Convenzione dovranno comunicare le rispettive proposte di impegno di riduzione delle emissioni-serra (Intended Nationally Determined Contributions), mentre  il 1 novembre, quando mancherà un mese dall’inizio della Conferenza di Parigi, la Segreteria della Convenzione dovrà predisporre un rapporto di sintesi che valuti gli effetti aggregati degli impegni dei singoli Governi.

Per quanto riguarda il contenuto dell’accordo, si conferma la volontà di garantire il rispetto dell’obiettivo finale della Convenzione, e cioè la stabilizzazione del sistema climatico, limitando l’aumento della temperatura dell’atmosfera terrestre a 1,5 o 2° rispetto al periodo pre-industriale. Questo obiettivo dovrà avere carattere vincolante per le Parti (nella decisione si parla di un Protocollo o di un altro strumento legale). Come base dell’accordo, inoltre, sono previsti impegni “volontari”, proposti dai singoli Governi, che dovranno comunque essere coerenti con l’obiettivo complessivo e “rispettare il principio delle responsabilità comuni ma differenziate e le rispettive capacità, alla luce dei differenti contesti nazionali”.

Con l’avvicinarsi della Conferenza di Parigi, che, a detta della grande maggioranza della comunità scientifica, rappresenta una sorta di ultima occasione per arrivare alla firma di un accordo mondiale sul clima in grado di scongiurare conseguenze irreversibili dovute al riscaldamento globale, i segnali di tendenza si renderanno sempre più evidenti: l’ultimo, ad esempio, è quello che fa riferimento ad un recente annuncio da parte del presidente americano, Obama, che, a due anni dallo scadere del suo mandato e dopo aver dichiarato di voler ridurre le emissioni di gas serra del 26-28 per cento rispetto ai livelli del 2005 entro il 2025, ha inteso rafforzare ulteriormente la sua immagine “verde” puntando alla riduzione delle emissioni di metano.

L'amministrazione Usa, infatti, proprio qualche giorno fa, ha annunciato l'intenzione di ridurre, entro il 2025, le emissioni di questo gas climaterico derivanti dall'estrazione di gas e petrolio di una percentuale compresa tra il 40 e il 45 per cento rispetto ai livelli del 2012. L’importanza dell’atteggiamento assunto dagli Stati Uniti è evidente, soprattutto in relazione alla necessità che i paesi considerati come maggiori emettitori mondiali (Cina e Usa) si rendano finalmente disponibili a sottoscrivere impegni nell’ambito dei negoziati internazionali.

Tornando ai contenuti dell’accordo globale, questo, per essere effettivamente incisivo, dovrà essere “vincolante” ed  in coerenza con una strategia caratterizzata dalla riduzione dell’uso dei combustibili fossili, da un maggiore impulso all’efficienza energetica e allo sviluppo di un sistema di produzione elettrica a basse emissioni, oltre a prevedere modalità di trasporto più sostenibili, sviluppare infrastrutture low carbon e dare maggiore impulso alle strategie di adattamento e mitigazione climatica. Quest’ultime, in particolare, oltre a dover essere perseguite arrestando la deforestazione, dovranno prevedere un effettivo coinvolgimento del settore agroforestale, sia per la sua particolare vulnerabilità dal punto di vista climatico, sia per il contributo “positivo” alla mitigazione climatica che il settore può assicurare, sia nel campo della conservazione del carbonio nei suoli e nelle piante (carbon sink), sia attraverso la valorizzazione delle biomasse di origine agricola per la produzione di energia pulita.

Comunicato stampa della UNFCCC sulla COP20, in vista di Parigi 2015 (in inglese)

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