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Cambiamenti Climatici

Eventi climatici estremi: uno studio sull’evoluzione in Italia

06/08/2015

Uno studio realizzato da ricercatori del Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (Cmcc) analizza gli eventi attuali e traccia ipotesi future, con particolare riguardo alla frequenza dei cosiddetti eventi estremi. In termine di evoluzione del clima nel bacino mediterraneo, infatti, sono proprio queste manifestazioni di particolare intensità a destare maggiori preoccupazioni. Come è noto, si tratta di periodi con temperature superiori alla media e/o di giorni con piogge eccezionalmente abbondanti, che possono avere impatti significativi sulla vita di tutti giorni, sull’ambiente e sui nostri sistemi socio-economici.

I risultati dello studio del Cmcc, pubblicati sulla rivista International Journal of Climatology, mostrano le evoluzioni future di questi eventi, sia in termini di frequenza che di intensità, oltre ad individuare quali aree della Penisola saranno maggiormente colpite, stabilendo, inoltre, il legame esistente tra queste manifestazioni del cambiamento climatico in atto e la maggiore presenza di gas serra in atmosfera, dovuta alle attività umane.

Lo studio, focalizzato sulle variazioni di temperatura e delle precipitazioni medie di tutta la penisola, si concentra sull’analisi dell’evoluzione degli eventi estremi in alcune regioni (in particolare Veneto, Calabria, Sardegna e Toscana), evidenziando le differenze esistenti tra dati di scenario (previsioni) relativi all’ultimo trentennio del secolo (2071-2100) e il periodo 1981-2010.

I risultati di questo confronto ci dicono che, da una parte, le precipitazioni medie dell’Italia segneranno una diminuzione che non supererà il 10%, mentre le temperature minime e massime saranno caratterizzate da un aumento tra i 2°C e i 6°C, a seconda dello scenario sulle emissioni di gas a effetto serra (a una minore riduzione delle emissioni corrisponde, in accordo a quanto definito dalle simulazioni, un maggiore aumento della temperatura).

Le proiezioni sul futuro confermano, inoltre, la tendenza ad un aumento degli eventi estremi, con segnali molto evidenti soprattutto per la temperatura. Il dato più rilevante riguarda i valori minimi e massimi di temperatura del Veneto, che potrebbero far registrare aumenti fino a 7°C. Altri indici riguardano, ad esempio, quelli che i ricercatori definiscono “notti tropicali” (cioè il conteggio annuale dei giorni con temperatura minima diurna sopra i 20°C) o “giorni estivi” (ovvero il conteggio annuale dei giorni con temperatura massima sopra i 25°C). Per entrambi i casi è previsto un aumento soprattutto per Calabria e Sardegna.

In sostanza, dallo studio emerge un generale aumento della frequenza degli eventi estremi (giorni con temperature elevate e giorni consecutivi senza piogge) e la conseguente necessità di maggiori investimenti in azioni di prevenzione nei confronti del dissesto idrogeologico, ma anche in termini di adattamento e di mitigazione climatica.

Si ricorda, al proposito, che il sistema agroforestale gioca un ruolo fondamentale in questa partita in quanto, da un lato, risulta essere uno dei settori più vulnerabili e destinato ad introdurre modifiche strutturali in una logica di adattamento climatico, ma, dall’altro lato, è anche l’unico settore che, grazie alla produzione di fonti energia rinnovabile mediante l’impiego di scarti e sottoprodotti e alla sua peculiarità di trattenere la CO2 nel suolo e nelle piante (carbon sink), può contribuire in modo attivo alle strategie di mitigazione climatica ed influenzare “positivamente” gli scenari futuri.

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