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Cambiamenti Climatici

Incontro con i giovani su agricoltura biologica e cambiamenti climatici

17/06/2016

In concomitanza con la Giornata Mondiale dell’Ambiente, presso l’Istituto Tecnico Agrario Emilio Sereni di Roma si è svolto un incontro di approfondimento tematico su cambiamenti climatici e ruolo dell’agricoltura con focus particolare sul biologico.  L’evento, che ha coinvolto professori e numerosi alunni dell’Istituto, è stato organizzato nell’ambito di un progetto denominato Organiko, promosso dal Kyoto club e che vede la partecipazione di Campagna Amica e Coldiretti.

Il progetto, che si pone l’obiettivo di rilanciare l’agricoltura biologica ed i suoi prodotti nel contesto delle strategie di mitigazione dei cambiamenti climatici, è co-finanziato dal Programma Life+ dell’Unione Europea e prevede una stretta collaborazione Italia-Cipro.

Gli obiettivi specifici riguardano lo sviluppo di un piano strategico nazionale di mitigazione degli effetti dei cambiamenti climatici in agricoltura, attraverso il potenziamento dell’agricoltura biologica e dei suoi prodotti nell’economia cipriota; la valutazione, utilizzando sul campo specifici indicatori di mitigazione, delle performance comparate del biologico; la dimostrazione dei vantaggi di produzioni biologiche selezionate nella diminuzione dell’impatto sulla salute dei bambini dei pesticidi con contenuto di fosfati e le esperienze di dieta biologica nelle scuole; l’elaborazione, nel rispetto dei bisogni degli agricoltori locali, di protocolli per produzioni biologiche di grande importanza a Cipro (mele e orzo); il trasferimento efficiente di conoscenze attraverso la messa in rete delle comunità scientifiche, degli stakeholder e del pubblico in generale, sia a Cipro che in Italia, oltre al monitoraggio, prima e durante l’attuazione del progetto, della situazione cipriota con riferimento agli ostacoli affrontati dagli stakeholder tecnici e la percezione dei consumatori.

Tra le azioni del progetto c’è anche quella di sensibilizzare l’opinione pubblica, sia a Cipro che in Italia e a partire dalle giovani generazioni, circa gli effetti dei cambiamenti climatici e il ruolo che può svolgere il settore agricolo nell’ambito delle strategie di mitigazione.

In occasione dell’incontro svoltosi all’Istituto agrario Sereni, dopo i saluti  introduttivi della preside, Patrizia Marini, sono intervenuti Sergio Andreis e Roberto Calabresi del Kyoto Club, illustrando in dettaglio le finalità del progetto Organiko e fornendo interessanti indicazioni circa le conoscenze attuali in materia di evoluzione del cambiamento climatico e dei suoi effetti in agricoltura a livello mediterraneo, oltre ad informazioni riguardanti il livello di diffusione del settore del biologico in Italia e a Cipro. In particolare, in tema di mitigazione, i relatori hanno sottolineato l’importanza di tutte le azioni in grado di ridurre la concentrazione di gas climalteranti in atmosfera, sia attraverso interventi diretti sui processi produttivi, sia favorendo l’aumento dello stoccaggio della CO2 prodotta attraverso i carbon sinks (sistemi naturali o artificiali che assorbono e trattengono CO2, sottraendola all’atmosfera).

Sempre nell’ambito delle finalità del progetto, inoltre, è stata ribadita l’importanza di dimostrare le prestazioni migliorative di mitigazione del clima della produzione biologica utilizzando una serie di indicatori. Come noto, infatti, esiste una relazione diretta tra quantità di sostanza organica nel suolo e fertilità e per mantenere la giusta quantità di humus nel suolo si possono usare diverse tecniche di coltivazione, come quelle che riguardano le lavorazioni del terreno (no-tillage e strip tillage), i metodi irrigui (microirrigazione), le cover crops, l’interramento dei residui, la concimazione organica, ecc.

La maggior parte di questi interventi, tra l’altro, è di uso comune nell’agricoltura biologica, contribuendo a massimizzare l’efficienza del metodo biologico nell’ambito del contenimento delle emissioni climalteranti. Un altro esempio che riguarda l’aumento della componente organica nel suolo è rappresentato dall’impiego come fertilizzante del digestato proveniente dagli impianti di biogas, specie quando questi sono alimentati con deiezioni zootecniche. Anche Coldiretti, intervenuta nell’occasione, ha ribadito l’importanza di riconoscere il ruolo positivo del settore agroforestale nell’ambito delle strategie di mitigazione climatica, che mirano, appunto, ad influire direttamente sui cambiamenti climatici, riducendo o eliminando i fattori antropici (emissioni) che lo provocano. L’agricoltura, infatti, gioca una funzione fondamentale nel contrasto al dissesto idrogeologico, nella produzione di fonti energetiche rinnovabili nel rispetto della sostenibilità ambientale e territoriale e nella carbon sequestration, da parte di suolo e piante.

Coldiretti ha ricordato anche come sia stato il Protocollo di Kyoto il primo esempio di attuazione di politiche di mitigazione a livello internazionale, con la promozione delle fonti rinnovabili, l’individuazione di obiettivi di miglioramento dell’efficienza energetica e il riconoscimento del contributo positivo del settore agroforestale attraverso la contabilizzazione del carbonio assorbito dai cosiddetti cambiamenti d’uso del suolo (misure LULUCF) nell’ambito dei bilanci delle emissioni dei singoli paesi firmatari. Come noto, la sua eredità, nell’ambito del negoziato mondiale sul clima, è stata raccolta dal tanto atteso accordo di Parigi, il cui processo di ratifica è stato formalmente avviato il 22 aprile scorso, in occasione di una apposita cerimonia svoltasi a New York. In termini di prospettiva, quindi, Coldiretti ha sottolineato, ancora, come il successo delle strategie di mitigazione climatica resti fortemente legato all’adesione ad un nuovo modello di sostenibilità e a nuovi comportamenti individuali e sociali.

Si pensi, ad esempio, alla promozione di modelli di consumo caratterizzati dalla riduzione dei trasporti della materia prima (quello che Coldiretti ha denominato progetto “chilometro zero”) in risposta alla domanda di un numero crescente di consumatori che adottano, anche nell'alimentazione, stili di vita attenti al risparmio energetico ed alla salvaguardia dell’ambiente e del clima, cosi come alla diffusione della filiera corta (intesa in senso temporale e spaziale), concetto legato alla diffusione del consumo dei prodotti stagionali e territoriali. Tale modello, tra l’altro, rappresenta l’occasione più a portata di mano per offrire valide opportunità reddituali alle imprese e dare impulso allo sviluppo del territorio.

L’elenco delle azioni utili a livello climatico ed ambientale prosegue con la diffusione della vendita diretta, ai fini della riduzione della distanza (non solo chilometrica) tra produttore e consumatore, contribuendo, nel contempo, a riportare il mercato nella sua dimensione di luogo di incontro piuttosto che di “stabilimento attrezzato”; alla difesa, attraverso opportune politiche di etichettatura, dell’identità delle produzioni alimentari con il territorio di provenienza, per un “made in Italy” alimentare in grado di porre il territorio al centro dello sviluppo e, ancora, alla lotta agli ogm per contrastare l’omologazione produttiva e la delocalizzazione delle produzioni, oltre alla diffusione dell’uso di oggetti, abiti ed utensili completamente biodegradabili e sicuri da un punto di vista sanitario, provenienti da fibre vegetali o da bioplastiche (attraverso lo sviluppo delle bioraffinerie).

I partecipanti all’incontro, professori e studenti prossimi al conseguimento del diploma di perito agrario, hanno reagito con grande interesse e partecipazione ai temi trattati dimostrando, ancora una volta, come le nuove generazioni si dimostrino sempre attente e giustamente preoccupate per il loro futuro, rispetto agli impatti dei cambiamenti climatici, ma pienamente consapevoli della necessità di apportare importanti cambiamenti agli stili di vita e ai modelli di sviluppo attuali, guardando all’agricoltura come ad un settore sempre più attivo in ambito ambientale e climatico ed in grado di costituire una grande opportunità, sia dal punto di vista occupazionale che di indirizzo nelle politiche di sviluppo attuali e future, sulla base di imprescindibili valenze sociali, ambientali ed economiche, così come anche ricordato dalla prof.ssa Guarino nel suo intervento di chiusura dell’incontro.

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