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Energia e fonti rinnovabili

Biometano, si lavora al nuovo decreto

01/12/2016

Proseguono le consultazioni tra i Ministeri competenti rispetto all’evoluzione del sistema di incentivazione del biometano. Rispetto all’ultima bozza di decreto circolata, su cui Coldiretti si è pronunciata trasmettendo opportune osservazioni al Mipaaf, si può dire che, sebbene nel complesso la proposta presenti alcuni elementi positivi per lo sviluppo del biometano anche in ambito agricolo, nell’impostazione del decreto permangono ancora alcune lacune che rischiano di compromettere in modo sostanziale la convenienza degli investimenti in questo settore da parte delle imprese agricole.

In particolare, il nuovo decreto si connota come uno strumento essenzialmente finalizzato ad incrementare la quota di fonti rinnovabili nei trasporti e conseguentemente propone un meccanismo incentivante legato al mercato generato dalle quote d’obbligo di immissione in consumo di biocarburanti (e quindi attraverso l’attribuzione dei cosiddetti CIC, certificati di immissione al consumo di cui al D.M. 10 ottobre 2014 del Ministero dello Sviluppo Economico), mentre non presenta riferimenti alle modalità di sostegno del biometano immesso in rete per altri fini (riscaldamento e cogenerazione elettrica). Sotto questo profilo, tra l’altro, non risulta ancora chiarito il rapporto tra il nuovo decreto e quello attualmente vigente (D.M. 5 dicembre 2013).

Sempre a livello generale, inoltre, si segnala come rimanga non del tutto chiara la possibilità, per le imprese agricole, di cumulare gli incentivi eventualmente ottenuti nell’ambito della Politica Agricola Comunitaria. Si tratta di un aspetto, questo, di particolare rilevanza per il settore agricolo, visto che proprio attraverso la cumulabilità si potrebbe tentare di recuperare, almeno in parte, la redditività di una filiera, strettamente collegata a quella del biogas, che il decreto, con i meccanismi attualmente proposti, non garantisce a pieno, specie con riferimento alla filiera del biogas di matrice zootecnica, caratterizzata da impianti di piccola e media taglia. Il nuovo decreto, infatti, sembra maggiormente orientato a promuovere un approccio di tipo industriale, percorribile con più interessanti margini economici essenzialmente dal settore dei rifiuti e dai grandi impianti di biogas. Questo avviene perché lo strumento di maggiore interesse, dal punto di vista del meccanismo incentivante proposto, risiede nella possibilità di raggiungere il massimo coefficiente di maggiorazione del numero dei CIC previa partecipazione ad investimenti legati alla realizzazione di nuovi impianti di distribuzione del biometano per trasporti.

In estrema sintesi, in termini di campo di applicazione, il nuovo decreto definisce un sistema incentivante espressamente rivolto al biometano immesso nella rete del gas naturale con destinazione specifica nei trasporti, al “biometano avanzato” immesso nelle reti con obbligo di connessioni di terzi e destinato ai trasporti, ai biocarburanti avanzati diversi dal biometano e alla riconversione a biometano di impianti a biogas esistenti. Nel contempo, il decreto apporta diverse modifiche all’impianto normativo esistente, relativo ai settori trattati, tra cui il D.M. 10 ottobre 2014 sulle condizioni, criteri e modalità di attuazione dell'obbligo di immissione in consumo dei biocarburanti, compresi quelli “avanzati”. Proprio l’aggiornamento dell’allegato 2 del citato decreto, tra l’altro, fornisce uno scenario dell’impatto della nuova normativa sulla redditività degli impianti, visto che contiene le modalità di determinazione del numero di CIC assegnati ai produttori di biometano.

Dalla tabella si evincono, infatti, le differenziazioni introdotte tra le diverse tipologie di impianto (nuovo o riconvertito) ed in base alla tipologia di biomassa impiegata, in termini di CIC assegnati e di durata del periodo di incentivazione. Oltre ai CIC, la redditività degli impianti si completa con la vendita del biometano sul mercato, con la previsione,  in alcuni casi, di un opzione di ritiro da parte del GSE ad un prezzo pari a quello medio registrato al Punto di Scambio Virtuale (PSV) nel mese di cessione).

Trattandosi ancora di una bozza di decreto, tuttavia, risulta prematuro soffermarsi ulteriormente sull’analisi dell’impatto dei meccanismi introdotti sulla redditività, tuttavia, dal punto di vista normativo, i punti ancora da chiarire restano molti e ci si aspetta che la concertazione tra i diversi Ministeri coinvolti riesca a produrre al più presto un testo definitivo in linea con le aspettative del settore agricolo che sta manifestando crescente interesse verso questa filiera.

Tra le criticità ancora da superare, tra l’altro, si segnala la necessità di evitare l’adozione di definizioni che si pongano in contrasto con la normativa vigente, per lo più di recepimento di direttive comunitarie, al fine di non generare confusione in fase interpretativa ed applicativa, oltre a chiarire le opere necessarie ai fini della qualifica dell’impianto come nuovo, le condizioni per la cumulabilità degli incentivi rispetto ad alcune sezioni dell’impianto (specie per gli impianti di matrice agricola), le modalità di attribuzione dei costi per i controlli e quelle relative ai criteri di priorità applicati dal GSE nelle modalità di ritiro del biometano avanzato. Importante, inoltre, il chiarimento sul periodo di diritto all’incentivo attribuito agli impianti a biogas riconvertiti che, attualmente, appare insufficiente.

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