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Natura e Biodiversità

Rete Natura 2000, serve risolvere le criticità

01/08/2016

La Rete Rurale Nazionale fa il bilancio di questi anni sullo stato di attuazione della Rete Natura 2000 tra esperienze positive e criticità che sono state evidenziate in un workshop organizzato, presso il Crea, al quale è intervenuta anche Coldiretti  su: “I Programmi di Sviluppo Rurale 2014-2020, la Rete Natura 2000 e la biodiversità. Integrazione e sinergie tra l’attuazione delle misure dei PSR e le misure di conservazione dei siti Natura 2000”.

L’incontro è stato molto importante in quanto tutti i soggetti che partecipano alla realizzazione della Rete dal Ministero dell’Ambiente a quello delle Politiche agricole, alle Regioni agli enti parco ed alle Organizzazioni maggiormente rappresentative del settore agricolo hanno avuto modo di evidenziare i progressi e le criticità nella realizzazione di Natura 2000.

Il Ministero delle Politiche Agricole ha evidenziato con riferimento ai Piani di Sviluppo Rurale, per il periodo di programmazione 2014-2020, come le misure chiave relative a  Natura 2000 e alla biodiversità siano previste nell’ambito della Priorità 4 e sono le seguenti:  M01-Trasferimento di conoscenze e azioni di informazione; M02-servizi di consulenza, di sostituzione e di assistenza alla gestione delle aziende agricole; M04 –Investimenti in immobilizzazioni materiali; M07-Servizi di base e rinnovamento dei villaggi nelle zone rurali; M08 –Investimenti nello sviluppo delle aree forestali e nel miglioramento della redditività delle foreste; M10-Pagamenti agro-climatico-ambientali, M11-Agricoltura biologica; M12 –Indennità Natura 2000 e indennità connesse alla direttiva quadro sulle acque; M13 – Indennità a favore delle zone soggette a vincoli naturali o ad altri vincoli specifici; M15-Servizi silvo-ambientali e climatici e salvaguardia delle foreste; M16 – Cooperazione.

Le misure che hanno una maggiore incidenza nella realizzazione degli obiettivi di Nat2000 sono i la M10 - Pagamenti agro-climatico-ambientali e la M11 - agricoltura biologica. La misura obbligatoria (M10) è prevista in tutti i PSR. E’ la misura con la più ampia copertura geografica e una delle misure con maggiore dotazione finanziaria nonché con il maggiore potenziale dal punto di vista qualitativo e quantitativo per la gestione delle aree agricole Natura2000 e delle aree protette. Inoltre sempre nell’ambito di tale misura sono previste anche operazioni specifiche per biodiversità, habitat/specie, ma non solo, acqua, suolo, sequestro del carbonio, ecc. Per quanto concerne, invece, la misura specifica per le aree agricole e forestali Natura 2000, la dotazione finanziaria è limitata rispetto ad altre misure come la (M10), tuttavia, secondo il Ministero si può  considerare un «indicatore» di integrazione tra sviluppo rurale e Natura 2000.

Per l’attuazione delle misure (213 e 224), nel precedente periodo di programmazione 2007-2013, sono emerse notevoli criticità anche dovute alla difficoltà di definizione di impegni da indennizzare coerenti con le misure di conservazione e i piani di gestione dei siti Natura 2000. Sempre durante tale periodo, le sole Regioni che hanno attivato le due misure sulle indennità Nat2000 sono state: Friuli Venezia Giulia, Lazio, Marche, Puglia, Sicilia e Valle d’Aosta. La Misura 213 e la misura 224 hanno visto una spesa programmata di circa 32 milioni di euro. Di questo importo è stato speso circa l’85% come evidenzia il rapporto della Rete Rurale pubblicato ad ottobre 2015.

Nel periodo di programmazione 2014-2020 sono state proposte delle  modifiche ai regolamenti comunitari finalizzate a favorire l’attrattività della misura 10. Le  Regioni e le Province Autonome hanno attivato la misura con una dotazione di più di 100 milioni di euro.Il Ministero delle Politiche Agricole ha evidenziato  che il successo nella realizzazione degli obiettivi di Nat2000 dipende soprattutto, a livello territoriale, dall’instaurarsi di un rapporto di collaborazione/cooperazione tra settore ambiente ed agricoltura, al fine di rafforzare l’integrazione e le sinergie tra l’attuazione delle misure dei PSR e le misure di conservazione dei siti Natura 2000.

Al momento, secondo il Ministero, si registra un buon livello di integrazione di Natura 2000 nei PSR 2014-2020 (Natura 2000 e aree protette, Valutazione di Incidenza Ambientale, Valutazione Ambientale Strategica, Piani di Assestamento Forestale, ecc). In molto casi, si evidenzi  un approccio globale a Natura 2000, a livello di diverse misure anche con operazioni specifiche per habitat e specie. In merito, sarà importante verificare in fase di attuazione gli interventi. I Psr 2014-2020 rappresentano la fonte di finanziamento più importante per Natura 2000 tramite le misure M10 (Pagamenti agro-climatico-ambientali), M11 (agricoltura biologica), M12 (Indennità Natura2000 ed indennità connesse alla direttiva quadro sulle acque), M 04 (investimenti e immobilizzazioni di materiali), M07 ( servizi di base e rinnovamento dei villaggi nelle zone rurali), misura quest’ultima di estrema rilevanza. L’allocazione delle risorse appare soddisfacente per migliorare e promuovere la qualità degli interventi soprattutto nelle aree più ricche di biodiversità.

Sempre il Ministero ha evidenziato come sia importante consolidare le esperienze già in atto di «accordi agroambientali» in cui si è distinta la Regione Marche e sperimentare nuove opzioni legate ad approcci collettivi, cooperativi e partecipativi per la gestione, e valorizzazione delle aree agricole e forestali Natura 2000.  Coldiretti ha evidenziato il ruolo centrale che le imprese agricole hanno nella realizzazione degli obiettivi di conservazione e di valorizzazione dei siti Nat2000, ma ha sottolineato come sia necessario un diretto coinvolgimento della parte agricola nei Piani di gestione dei siti al fine di garantire il rispetto di quanto indicato dalle linee guida comunitarie sulla realizzazione della Rete che evidenziano come l’obiettivo di conservazione ambientale debba conciliarsi con l’esercizio delle attività economiche nei siti che non sono oggetto di tutela assoluta, come i parchi, ma sono aree dove la tutela ambientale consente anche l’esercizio di attività reddituali tra le quali in primis quella agricola che grazie proprio alle misure Agroambientali dei Psr ed alle specifiche misure dedicate a Natura 2000 dovrebbe essere il primo soggetto con il quale gli enti responsabili dei siti dovrebbero collaborare. 

E’ evidente -  ha fatto presente Coldiretti - che se gli agricoltori continuano ad essere esclusi dalla fase di elaborazione dei Piani di gestione dei siti o, seppure, quando coinvolti, si profilano vincoli per cui non è neanche possibile aprire in un sito della Rete una bottega di Campagna Amica, per la vendita e la promozione  dei prodotti agricoli ottenuti nell’area oggetto di tutela, è chiaro che poi si rischia di creare un clima del tutto sfavorevole all’adozione delle misure di conservazione previste. Coldiretti ha, poi, richiamato i risultati del progetto Fa.re.na.it realizzato con il Cts al quale ha partecipato tramite Campagna Amica,  per comunicare agli agricoltori le opportunità offerte dalla Rete Natura 2000 che,  come emerso dal workshop è ancora scarsamente conosciuta dalle imprese agricole e dagli operatori locali che spesso  non sono neanche consapevoli di essere ubicati e di operare all’interno di un sito della Rete.

A proposito delle criticità e delle difficoltà nella realizzazione degli obiettivi, segnalate da tutti i soggetti intervenuti nel workshop, Coldiretti ha evidenziato come queste siano state messe in luce proprio dal progetto Fa.re.na.it  che non si limita, nel libro Bianco realizzato, ad indicare le criticità  rilevate, ma a proporre anche le possibili soluzioni.  I fattori di difficoltà sono stati identificati nei seguenti: scarsa sinergia tra Regioni ed enti di gestione dei siti a livello locale, carenza di figure professionali presso le Pubbliche  Amministrazioni in grado di lavorare sulla pianificazione e attuazione delle misure,  scarsa conoscenza del sistema Natura 2000 da parte degli agricoltori ed operatori residenti nei siti, scarsa conoscenza da parte degli enti coinvolti, del ruolo delle imprese agricole all’interno dei siti, mancanza di iniziative di comunicazione che evidenzino i benefici di Nat 2000, promozione insufficiente delle misure dei Psr dedicate ed inadeguatezza del regime di indennità, mancanza di uno strumento o di una metodologia di calcolo degli indennizzi, difficoltà nell’accesso alle procedure di finanziamenti e tempi lunghi per ricevere i contributi. Il workshop si è concluso con l’impegno da parte dei Ministeri competenti, delle Regioni, degli enti Parco e degli stakeholders a rafforzare l’impegno ed il controllo in merito alla realizzazione della rete Natura 2000.

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