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Nitrati

Nitrati, deroga per l’utilizzazione agronomica degli effluenti in Piemonte e Lombardia

09/03/2016

Concessa la deroga per l’utilizzazione agronomica degli effluenti in zona vulnerabile da nitrati alle Regioni Piemonte e Lombardia. Il Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali ha reso noto che la Direzione generale dell’ambiente, su votazione del 63° Comitato Nitrati della Commissione europea, ha confermato la deroga alla Lombardia ed Piemonte per l’innalzamento del limite previsto per lo spandimento di effluenti in zona vulnerabile da nitrati, da 170 Kg di azoto per ettaro fino a 250 Kg di azoto per ettaro.

In particolare, l’applicazione della Direttiva Nitrati ha comportato l’obbligo da parte di tutte le Regioni di predisporre specifici piani di azione e di perimetrare “zone vulnerabili ai nitrati” che hanno compreso la totalità dei comprensori nazionali a più alta vocazione zootecnica. In queste aree, la possibilità di utilizzare azoto organico sui terreni viene ridotta della metà, passando dai 340 kg/ha/anno, previsti come limite per le aree “non vulnerabili”, alla quantità di 170 kg/ha/anno delle “aree vulnerabili”.

Nel 2011, al termine di un negoziato protrattosi per oltre due anni, la Commissione Europea aveva autorizzato una deroga, fino a dicembre 2015, ad un gruppo di Regioni della Pianura Padana (Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna e Veneto), consentendo di elevare la quantità di azoto utilizzabile nelle aree vulnerabili, su richiesta dei singoli imprenditori agricoli e sotto condizioni di gestione molto rigorose, da 170 a 250 kg/ha/anno (Decisione n.2011/721/UE).

La scadenza del regime di deroga ha determinato l’avvio di un nuovo negoziato richiesto dalla Lombardia e dal Veneto, terminato con la decisione di conferma della deroga concessa da parte della Commissione. Quest’ultima aveva subordinato l’esito positivo del procedimento, tra l’altro, all’approvazione definitiva del decreto ministeriale di revisione del DM 7 aprile 2006, in materia di utilizzazione agronomica, adottato, infine, il 25 febbraio 2016 dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali ed in corso di pubblicazione.

Sebbene la deroga consenta alle imprese agricole, nelle Regioni di riferimento, di beneficiare di limiti meno stringenti per l’utilizzazione agronomica degli effluenti, Coldiretti, anche in considerazione delle condizioni di gestione molto rigorose che vengono richieste per l’applicazione della stessa, ha da tempo sottolineato come tale meccanismo non rappresenti una reale soluzione del problema “nitrati”. Diversamente, è necessario procedere ad una revisione delle zone vulnerabili e dei criteri di perimetrazione delle stesse, tenendo conto anche dei carichi inquinanti derivanti da eventuali fonti di pressione di origine non agricola che possono concorrere a determinare lo stato di contaminazione.

Infatti, sovrapponendo la mappa delle zone vulnerabili con quella dei punti di superamento della concentrazione dei nitrati è stato dimostrato che ci sono intere zone designate che non presentano alcun superamento della soglia dei 50 mg/l, necessaria a giustificare la designazione come vulnerabile dell’area. Altre aree mostrano, invece, un diffuso superamento della soglia dei 50 mg/l, ma non risulta che rivesta un ruolo realmente significativo il carico zootecnico, quanto, invece, la pressione delle acque reflue urbane in relazione alle criticità depurative o delle acque reflue di origine industriale.

In tale prospettiva, va valutata molto favorevolmente la disposizione, sollecitata da Coldiretti ed inserita nel decreto di revisione del DM 7 aprile 2006, che prevede il rinvio ad un decreto interministeriale, da adottare entro 90 giorni dalla pubblicazione del decreto, per la definizione di specifici criteri per l’individuazione delle zone vulnerabili da nitrati, tenendo conto anche dei carichi inquinanti derivanti da eventuali fonti di pressione di origine non agricola che possono concorrere a determinare lo stato di contaminazione.

Tale norma appare determinante al fine di avviare il percorso di valutazione del rapporto di causa ed effetto tra i diversi fattori, per individuare quanto ciascuno degli elementi (naturali o antropici) incida sull’inquinamento esistente o rischi di aggravarlo e, quindi, quale sia la tipologia o il livello di inquinamento che ogni fonte di pressione è in grado di causare. Tali valutazioni sono indispensabili, infatti, per garantire la proporzionalità e l’adeguatezza delle misure di contenimento dell’apporto di nitrati applicate al settore agricolo e per assicurare la previsione, nei Programmi di azione, di misure specifiche per lo svolgimento di attività non agricole individuate tra le fonti di pressione, tenendo proporzionalmente conto, in tale ipotesi, della corrispondente riduzione del carico di nitrati.

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