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Nitrati

Nitrati e decreto effluenti, Coldiretti chiede più tutela per le aziende

13/11/2014

Nell’ambito dei lavori di revisione del decreto ministeriale 7 aprile 2006, dopo la riunione in sede tecnica della Conferenza Stato regioni, Coldiretti è intervenuta presso i Ministri competenti e presso le Regioni per evidenziare una serie di perplessità legate alle norme in corso di approvazione.

In particolare, nella definizione della disciplina relativa allo spandimento del digestato e all’equiparazione dello stesso ai concimi di origine chimica, preoccupa la possibilità di utilizzazione agronomica di tali materiali, in zone designate come vulnerabili da nitrati, al di fuori dei limiti imposti dalla direttiva comunitaria in materia. Coldiretti ha quindi chiesto di fissare un limite allo spandimento, al fine di non sovraccaricare i territori e, sui medesimi presupposti, di mantenere nel testo del divieto di spandimento di fanghi di depurazione in zona vulnerabile.

Molte perplessità sono legate anche alla mancata fissazione di un limite percentuale all’impiego di colture dedicate negli impianti di biogas, come condizione per l’utilizzo del digestato. Coldiretti ha chiesto che nel decreto sia fissata una percentuale massima del 30% di colture dedicate, in analogia con la normativa in materia di sostegno alle fonti rinnovabili di energia, al fine di evitare speculazioni e scoraggiare  l’impiego di colture a fini energetici, in luogo dell’utilizzo alimentare.

E’ stato sollecitato, inoltre, il mantenimento nel testo del provvedimento alcuni commi soppressi nell’ambito dei lavori della Conferenza che, nella prima versione del decreto, prevedevano che  l’individuazione delle zone vulnerabili, ai sensi dell’allegato 7, Parte AII della Parte terza del decreto legislativo 3 aprile 2006, n.152, dovesse essere effettuata anche  tenendo conto anche dei carichi derivanti da eventuali fonti di pressione di origine non agricola che possono concorrere a determinare o ad attenuare lo stato di contaminazione.  In tale prospettiva, le disposizioni iniziali prevedevano che nei Programmi di azione fossero definite  misure specifiche per il contenimento dell’apporto di nitrati per lo svolgimento di attività non agricole individuate tra le fonti di pressione.

Le norme indicate si rendono, invece,  necessarie al fine di assicurare la corretta soluzione al problema dell’inquinamento da nitrati - anche secondo quanto concordato sulla base dell’Accordo Stato-Regioni, stipulato il 5 maggio 2011 ed in conformità ai criteri ivi indicati - mediante al revisione delle zone vulnerabili e l’individuazione delle effettive fonti di pressione. 

I risultati di recenti studi hanno, infatti, chiaramente validato l'ipotesi che indica il carico zootecnico come fattore non determinante nell'inquinamento da nitrati, evidenziando come la vulnerabilità di una determinata area a tale forma d'inquinamento non sia riconducibile esclusivamente o prevalentemente al settore agricolo, ma riguardi il complesso degli aspetti che ne determinano le particolarità idrogeologiche, in riferimento al contesto socio-economico della zona medesima.

L’individuazione delle aree vulnerabili non può, quindi, essere limitata alla sola considerazione di parametri riguardanti il carico agricolo e zootecnico, ma deve essere effettuata in riferimento al complesso delle fonti di inquinamento, incluse, in particolare, le acque reflue dei depuratori e gli scarichi civili ed industriali.

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