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Ogm

Anche la Russia vieta gli Ogm, si allarga il fronte no biotech

23/09/2015

Con il divieto di coltivare gli Ogm deciso dalla Russia si allarga il fronte contro il biotech, tanto che sono rimasti appena cinque paesi in Europa a coltivare organismi geneticamente modificati, mentre nel 2014 le superfici si sono ulteriormente ridotte del 3 per cento. Ad affermarlo è la Coldiretti nel commentare l’annuncio del vice primo ministro del Governo di Mosca, Arkady Dvorkovich, dell’intenzione di proibire la produzione di prodotti geneticamente modificati in Russia.

Un passo che segue l’ulteriore calo delle superfici seminate a transgenico, che nel 2014 sono diminuite del 3 per cento, a conferma della crescente diffidenza nei confronti di una tecnologia che non rispetta le promesse, secondo l’analisi del rapporto annuale 2014 dell’ “International Service for the Acquisition of Agri-biotech Applications” (ISAAA). La superficie Ogm in Europa nel 2014 conta oggi appena 143.016 ettari di mais Bt coltivati in soli 5 Paesi sui 28 che fanno parte dell’Unione.

Peraltro ben il 92 per cento di mais biotech europeo è coltivato in Spagna dove sono stati seminati 131.538 ettari mentre le superfici coltivate sono residuali in Portogallo, Slovacchia, Repubblica Ceca e Romania. Ma anche in quest’ultimo paese si sta verificando un crescente abbandono delle sementi transgeniche da parte degli agricoltori, come nel caso del mais MON810 che le multinazionali sono arrivate addirittura ad offrire gratuitamente, senza però trovare persone disposte ad utilizzarle.  Lo scarso interesse per i semi biotech sarebbe stato determinato dalla minore produttività rispetto alle varietà convenzionali.

“Per l’Italia gli organismi geneticamente modificati (Ogm) in agricoltura non pongono solo seri problemi di sicurezza ambientale, ma soprattutto perseguono un modello di sviluppo che è il grande alleato dell'omologazione e il grande nemico del Made in Italy” commenta il presidente della Coldiretti, Roberto Moncalvo nel ricordare che quasi 8 cittadini su 10 (76 per cento) si oppongono oggi al biotech nei campi.

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