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Ogm

Ogm, anche su commercializzazione lasciare a Stati libertà di vietarli

09/04/2015

La Presidenza del Consiglio dei ministri, Dipartimento per le Politiche europee, ha tenuto una prima riunione di coordinamento per avviare il confronto tra amministrazioni e operatori di settore in vista dell’intenzione della Commissione europea di pubblicare a breve proposte per la revisione delle procedure decisionali previste per l’autorizzazione all’immissione in commercio di prodotti geneticamente modificati previste dal Regolamento (CE) n. 1829/2003 del 22 settembre 2003 relativo agli alimenti e ai mangimi geneticamente modificati.

Nonostante la Commissione non abbia fornito anticipazioni ufficiali al riguardo, si è ritenuto di aprire un tavolo di lavoro per individuare le posizioni dei rappresentanti di amministrazioni e operatori nell’eventualità che l’esecutivo Ue intenda presentare una soluzione sostanzialmente coincidente con quella trovata in materia di coltivazione attraverso l’adozione della direttiva n. 2015/412, consentendo cioè, ai singoli Stati di vietare o limitare a livello nazionale e/o regionale la coltivazione.

L’industria mangimistica ha fatto presente che in Italia si producono annualmente circa 14 milioni di tonnellate di mangimi a fronte di un fabbisogno di 20 milioni, si importano materie prime dall’America del nord e del sud, specialmente cereali, per circa 40 milioni di tonnellate e, in particolare la soia, che costituisce la principale fonte proteica.

D’altra parte, i rappresentanti degli allevatori hanno posto l’attenzione sui rischi derivanti dall’uso degli Ogm in termini di pregiudizio per la reputazione della produzione agroalimentare italiana, in considerazione di una sempre più avvertita necessità dei consumatori di essere informati e di poter scegliere liberamente tra alimenti Gm e non Gm attraverso gli strumenti dell’etichettatura e della tracciabilità.

Inoltre, è stato richiamato il principio di sussidiarietà, che ha rappresentato la base per il riconoscimento del diritto degli Stati di limitare o vietare la coltivazione di Organismi geneticamente modificati, per escludere una sua applicazione in materia di circolazione di Ogm perché idoneo a causare un’eccessiva frammentazione del mercato interno.

Al contrario, si è ribadita da altri la centralità che il principio di sussidiarietà riveste nel consentire agli Stati di decidere non soltanto con riguardo alla coltivazione ma anche in relazione alla immissione in commercio di prodotti transgenici, trattandosi di aspetti rilevanti che possono tradursi in un vantaggio competitivo per l’agricoltura dei singoli Stati ma anche dell’Europa nel suo complesso, in quanto sempre più orientata a presentarsi come Ogm free.

Le posizioni differenti registrate durante il tavolo hanno evidenziato la necessità di mantenere aperta la consultazione attraverso lo scambio di dati e informazioni utili fin dalla pubblicazione delle proposte della Commissione sulla revisione delle procedure di immissione in commercio di Ogm ai sensi del richiamato Regolamento n. 1829/2003.

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